ventitreesima edizione

2) L'Annuario

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La marcia dell'elefante rossazzuro

di Angelo Scaltriti

 

 

 

 

 

 

Una formazione del Catania 2004-2005. Le foto sono dei siti www.calciocatania.it
e
www.calciocatania.com

Profeta in patria: l’ambizione di tutti, la realtà di pochi eletti. Nino Pulvirenti, giovane imprenditore catanese di successo e grande tifoso del Catania, ha voluto provarci, rilevando la società dell’Elefante dalla famiglia Gaucci, per divenire, lo scorso 26 maggio, il sedicesimo presidente della gloriosa storia del sodalizio rossazzurro. Abituato a “far volare” le persone, Pulvirenti vuole dimostrarsi capace di far decollare la città, nel calcio, sino all’alta quota della serie A, che a Catania manca ormai da 20 anni.
Tanti, persino troppi per un pubblico competente ed appassionato, garanzia di caloroso sostegno dai tempi del “Clamoroso al Cibali” (i favolosi anni ’60, direbbe Gianni Minà) a quelli non lontani dei polverosi campi dell’Eccellenza (correva l’anno 1993), sino al primato di presenze in trasferta a dispetto delle maggiori distanze da coprire vantato con orgoglio dal tifo organizzato contemporaneo che spinge la squadra nell’attuale torneo di serie B. Catania merita la miglior vetrina del pallone nazionale, perché se la dimensione calcistica è o comunque dev’essere specchio della società, allora la realtà di riferimento di una delle più grandi città d’Italia, vivace ed accattivante, non può che trovare riscontro nella categoriaindicata dalla prima lettera dell’alfabeto. Il progetto triennale approntato dalla società di Piazza Verga costituisce il primo mattone per la costruzione di un futuro solido, all’altezza di Catania.

Alcuni giocatori del
Catania esultano
dopo un gol realizzato

Tre anni per crescere, ad ogni livello, dalla struttura societaria quasi totalmente rivoluzionata nell’assetto e negli uomini, al rapporto con le istituzioni, la tifoseria ed il mondo dell’informazione, le tre componenti identificate al fianco delle due “cardinali” squadra e società. Una filosofia, quella delle “5 componenti”, che fa assomigliare il Catania al Jeeg Robot d’acciaio dei cartoni animati, secondo una logica illustrata con dovizia di particolari già in occasione dell’ormai storica prima conferenza stampa dell’era Pulvirenti, in una splendida giornata di sole a Taormina. Concetto basilare, l’obiettivo comune: gli interessi di tutti convergono sul successo finale, sebbene ognuno eserciti la propria specificità professionale in forme diverse e rispondendo ad esigenze e necessità a volte anche confliggenti. Ad esempio, non può e non deve rinunciare ad una funzione critica, nel senso genuino del termine, quello di discernimento, l’informazione. L’attenzione dei mass media sul nuovo Catania si è esponenzialmente moltiplicata: il giornale “La Sicilia” segue con la consueta puntualità e precisione, da “opinion leader”, le vicende della squadra, che trovano anche ampio spazio sulle pagine di quotidiani e periodici specializzati nelle edizioni locali e nazionali. Non si contano le trasmissioni televisive settimanali riservate in tutto o in parte al mondo rossazzurro, con funzione di servizio ed approfondimento quelle quotidiane, particolarmente preziose per un aggiornamento costante.
Il variegato contesto delle radio private e dei siti internet amplifica la voce degli appassionati. Un fenomeno senza precedenti, una ricchezza per tutti, il poter seguire il Catania a 360 gradi. La componente impareggiabile e basilare, peraltro, rimane quella dei tifosi, avvezzi a sacrifici che solo un amore disinteressato, genuino e profondo può giustificare. Quest’anno un ulteriore passo in avanti sul piano della fiducia concreta: oltre 6.000 gli abbonati, mossi dalle ragioni del cuore e dalla gioia partecipativa. Alle istituzioni il presidente Pulvirenti e l’amministratore delegato Lo Monaco hanno chiesto un impegno importante per il miglioramento dell’efficienza dell’ancor valido stadio Angelo Massimino ed un concreto segnale di disponibilità nell’individuare struttureaccoglienti per i giovani aspiranti calciatori, ma soprattutto la collaborazione al progetto di costruzione di un grande centro sportivo, con campi d’allenamento, palestre, locali sportivi e non, una vera e propria città del calcio che possa essere in futuro la casa del Catania, il primo patrimonio della società a prescindere dalla proprietà del momento, la base per lo sviluppo delle mille possibili iniziative che diano valore al blasone e parallelamente beneficio e lustro alla comunità sociale.

L'allenatore
del Catania,
Nedo Sonetti

La società, retta dal plenipotenziario Pietro Lo Monaco, responsabile tecnico ed amministrativo (assomma le funzioni di direttore sportivo e generale), vuol provvedere a migliorare i rapporti e renderli maggiormente proficui. Uno stile molto deciso caratterizza scelte ed azioni di una dirigenza che, alla voce “difficoltà” ha provveduto a ripianare un disavanzo di bilancio relativo all’ultima annata della gestione Gaucci superiore ai sette milioni e mezzo di euro, rifondando contemporaneamente l’intera struttura tecnica. Dei 23 giocatori in organico, soltanto due, Fabio Firmani e Marco Padalino, erano infatti in forza al Catania nella scorsa stagione. Aspetto, questo, che spiega in parte con un fisiologico difetto di amalgama l’avvio un po’ stentato dei rossazzurri, che ha sorpreso per primi i prestigiosi colleghi che avevano ipotizzato, forse con eccesso di ottimismo, una cavalcata trionfale per il nuovo Catania. Invece, dopo 11 giornate, è arrivato l’esonero dell’allenatore Costantini: ancor più che nei risultati, i difetti della squadra erano nell’identità incerta e nell’espressione di gioco mai entusiasmante, sufficiente solo a sprazzi. Una situazione emersa non solo a seguito di scelte del tecnico ma anche e soprattutto per effetto di insufficienze di rendimento in campo che hanno sottolineato un paio di lacune strutturali della squadra.
È stato così chiamato l’esperto Nedo Sonetti, toscano di Piombino, 63 anni, a guidare il Catania: un “sergente di ferro”, secondo la stereotipata letteratura calcistica, un allenatore pluridecorato, con 7 promozioni ed alcune salvezze importanti nel palmares. Per lui, anche un’esperienza, recente, alla guida del Palermo, in B nel 2002-2003: fu capace di trasformare il carattere della squadra. Con Sonetti, l’obiettivo della promozione, dopo una lunga ed entusiasmante cavalcata, venne fallito d’un soffio.
Il mister conosciuto come “gigante”, esonerato dall’Ancona nel gennaio 2004, può contare sui portieri Pantanelli, titolare, uno dei migliori della B, già allenato a Cagliari, e Polito; sui difensori Lo Monaco, Suriano e Paschetta, prelevati dall’Acireale proprio come il secondo portiere nell’ambito del trasferimento societario, Manfredini, ex di Udinese e Fiorentina, Bianco, centrale tra i migliori per rendimento della categoria, l’anno scorso al Treviso, Mariniello, dal Foggia via Lecce, Padalino, come detto confermato, e Fresi, noto ai calciofili nazionali per i trascorsi aimassimi livelli con Inter e Juve.
A centrocampo, l’esperienza di Miceli, quattro campionati di B conclusi con la promozione, e Walem, a lungo nazionale belga, la grinta di Firmani al secondo anno in rossazzurro, la voglia d’emergere di un altro ex acese, Anastasi, il talento di un calciatore troppo a lungo relegato nelle serie minori, Fabio Caserta, il contributo di una promessa autentica come Ciro Danucci. In attacco, il simbolo della catanesità al potere: Orazio Russo, che aveva già assommato 60 presenze in rossazzurro nei campionati di C2 e C1 prima dell’inizio di questo torneo, sta sfruttando la terza opportunità di abbinare il trasporto da tifoso al dovere professionale distinguendosi alla stregua di un grande trascinatore, umile e bravo. Con il ragazzo di Barriera, in attacco, anche il fiore all’occhiello della campagna di rafforzamento, quel capitan Ferrante che fu il primo ad essere ingaggiato dalla nuova società.
Un uomo d’esperienza, classe e carisma, designato punto di riferimento in seno al gruppo, che può contare anche sulla voglia d’imporsi di Salvatore Bruno, centravanti in grado di assicurare potenza e opportunismo. Scommesse, il rilancio di Davor Vugrinec, croato dal luminoso passato alle spalle, anonimo nelle ultime stagioni, e l’esplosione di Mariano Messera, argentino di buona tecnica al primo impatto col calcio italiano. Hanno dimostrato di poter servire con grande professionalità la causa del Catania anche Eddy Baggio e Christian Kanyengele, che vestirono il rossazzurro nella stagione della promozione in B. A suon di gol e buone prestazioni, hanno dato l’esempio, proprio loro, presunte ultime ruote del carro, evidenziando come le chiacchiere valgano poco, nel calcio. Meglio il rettangolo verde. Meglio ancora se occupato da un Elefante rossazzurro felice e vincente.

SERIE A - Palermo e Messina

Matricole terribili?

Luca Toni, attaccante del Palermo
Dovevano essere due comparse tenute a battesimo del campionato di serie A. Invece hanno cominciato a spron battuto, facendo prendere spauracchi alle grandi. Palermo e Messina hanno iniziato così l’avventura nella massima serie. Certo, qualche altalenante risultato ci sta, trattandosi di matricole, anche se le pretese di gloria è meglio per adesso lasciarle perdere. “Il tempo di ambientarsi - direbbero i rosanero Ficarra & Picone - se ci piace restiamo, altrimenti ce ne torniamo da dove siamo venuti!”. Ma pianificando il futuro la Sicilia, in realtà, dopo questa stagione di rodaggio potrà veramente ambire a grandi livelli. Il Palermo ha alle spalle una società disposta e in grado di programmare.
Il Messina è quello dei “miracoli”, visto ciò che combina. Mutti e il suo eroico manipolo hanno infiammato i tifosi giallorossi sparsi in tutta Italia e hanno conquistato prime pagine dei giornali e posti d’onore nei salotti televisivi, non solo sportivi. Un altro caso Chievo? No, sbilanciarsi non è opportuno, anche perché, bastano tre risultati negativi consecutivi, per ridimensionare i sogni di gloria e riaccendere la spia rossa che risegnala l’obiettivo principale: una tranquilla salvezza.
Il calciatore del Messina, Riccardo Zampagna
Amatori al Top

Storie di ordinaria passione sportiva, storie di straordinaria tenacia “marca Liotru”: quella dell’Amatori Catania, dal 1963 ad oggi realtà di rilievo nel rugby nazionale proprio per la partecipazione popolare che ne accompagna il cammino, è una di quelle parabole che inorgogliscono i catanesi, che intravedono nel fenomeno un’espressione tipica dei loro tratti caratteriali, a partire proprio dalla capacità invidiabile di sacrificarsi con gioia per la crescita di valore di un bene comune e per l’allargamento dei propri orizzonti.
I leoni biancorossi della palla ovale vivono una stagione felice, centrando risultati eccellenti che rinfocolano una passione mai sopita. Fieri dell’Amatori, pronti a gridare “arriba arriba” dagli spalti del “Goretti”: lo siamo ancor di più dopo le ammirate note di illustri personaggi dello sport nazionale e giornalisti prestigiosi. Primo nella disciplina, in Italia, per sostegno del pubblico, esibendo un’affluenza superiore persino agli standard di molte squadre di calcio; primo per vivacità del movimento, il rugby catanese rifiorisce oggi dopo avere vissuto tempi grami. Folgorante, la risalita: nel 2003, la promozione dalla B alla A, nel 2004 la vittoria nello spareggio col Piacenza e l’accesso storico alla Top Ten, subito onorata con prestazioni da urlo e con il “magic moment” del debutto europeo contro i maestri inglesi del Sale Sharks di Manchester. Quarto posto in campionato al momento della sosta: per capire a fondo quanto valga un simile risultato, basti pensare che soltanto la scorsa stagione, per la prima volta e per un solo punto, l’unica neopromossa di turno (quanta selettività!) è riuscita a centrare la permanenza nell’elite del rugby italiano.

Invece, l’Amatori si sta disimpegnando in maniera egregia e coinvolgente: il gigante Calvisano le ha “buscate” dalla terribile matricola etnea, alla quale ha dovuto concedere un punto persino il “galattico” Treviso. “U pisci feti da testa”, avverte la saggezza popolare dialettale, ma in questo caso, il “pesce Amatori”, profuma: l’analisi non può che partire dal vertice societario capace di cambiare il corso delle cose, ripescando (per rimanere in tema) dall’oblìo la gloria del tempo che fu per provare a rinverdirla salvando il salvabile, cioè l’interesse della gente e la dignità della tradizione. Un triumvirato, quello dirigenziale, di rara efficacia: il presidente Santi Granata ed i consiglieri Carmelo Ravidà e Luciano Catotti sono il motore del rugby catanese, caratterizzato dal legame inscindibile con la città dell’Elefante. “Il cammino dell’Amatori è rischiarato da una luce -spiega Catotti, spalle larghe, sguardo franco - che risponde al nome dell’onorevole Benito Paolone: ecco, se esistesse nell’organigramma la voce “anima”, a quella corrisponderebbe, con la sua carica di vitalità, le sue iniziative lucide e proficue, animate da un sano sentimento sportivo. Il suo intervento in Parlamento per la destinazione di risorse economiche allo sport dilettantistico è un fattore vitale. A noi tocca infatti, oggi, fronteggiare il “falso professionismo” che stava minando la resistenza di un vecchio e sano modo di fare sport proprio cercando di far convivere la galassia dilettantistica e quella professionistica. Per gli amatori, oggi, è quasi impossibile trovare risorse. Ecco allora che, per tenere viva la fiammella dell’attività di base, la nostra vera vocazione, dobbiamo portarla in evidenza distinguendoci al meglio possibile, a costo di qualsiasi sforzo, in campo nazionale. La luce deve rimanere accesa”.
L’inserimento nel tessuto sociale cittadino è elemento molto interessante, basti pensare ai rapporti con le istituzioni e con le altre realtà sportive di rilievo catanesi (calcio e pallanuoto, in particolare), cordiali e di fattiva collaborazione. È questo il motivo, la rappresentanza cittadina, per cui, ad esempio, i tifosi della Curva Nord del Massimino, quando possono, affollano il “Goretti”, tempio del rugby etneo. L’Amatori come il seltz limone e sale: che idea, quella di abbinare due simboli veri e veraci della città…
“Tutto è nato da un errore - ammette sorridendo Catotti - volevamo brindare sorseggiando champagne, ma ci siamo accorti che ad una certa ora del pomeriggio non interessava a nessuno. Così, ci siamo detti, perché non provare con una bevanda tipica e diffusa?”. Già, perché? Perché non valorizzare le nostre risorse? Così, a disposizione del tecnico francese Vuillemin, ci sono parecchi catanesi: Orazio “Bimbo” Arancio, allenatore-giocatore dell’ultima promozione, gioca con l’esperienza di un veterano e l’entusiasmo di un ragazzino, ma ci sono anche Amore, Vinti, Privitera, Di Paola, a far compagnia ai vari De Jager, Sverzut, Gaina, Irwing ed Emerick che rendono l’Amatori una multinazionale. Un pesce che profuma dalla testa ed è aromatizzato alla genuinità sportiva.


Angelo Scaltriti