ventitreesima edizione

2) L'Annuario

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Società

Finché... divorzio non ci separi

di Mariella Caruso

Tra i vip l’ultima crisi matrimoniale sfociata in una separazione è stata quella tra la mora Sabrina Ferilli e il suo ormai ex consorte, Andrea Perone. Il fallimento dell’unione è stato “celebrato” dopo poco più di due anni dal matrimonio per pochi intimi celebrato a Fiano Romano nel luglio del 2003 con la richiesta di separazione consensuale firmata dalla ex coppia lo scorso agosto. A fallire sono stati negli anni anche i matrimoni di Eros Ramazzotti e Michelle Hunziker, Pippo Baudo e Katia Ricciarelli, Simona Ventura e Stefano Bettarini. Persino coppie che sembravano inossidabili come Al Bano e Romina hanno gettato la spugna ormai da tempo. Anzi, Al Bano due volte: adesso in frantumi anche il suo secondo matrimonio, con Loredana Lecciso. A dimostrazione di come neppure le nuove unioni di questi vip abbiano avuto risvolti diversi (leggi anche Hunziker, con Sconfienza prima e Passaro poi).
Ma non si tratta che della punta dell’iceberg di una famiglia italiana sempre più in crisi. Secondo gli ultimi dati Istat diffusi il 21 settembre 2004 in Italia aumenta, infatti, il numero dei divorzi che passano dai 37.573 del 2000 ai 40.051 nel 2001. E considerando i tempi d’attesa nei tribunali per le cause di separazione e divorzio, il trend non sembra in controtendenza anche se mancano ancora conforti statistici. Semmai la novità è che quando il legame si sgretola, ci si separa senza troppi drammi, optando per la separazione consensuale o il divorzio congiunto: molto spesso la scelta è dettata anche dai tempi di attesa per una separazione non consensuale, che sfiorano i due anni.
La separazione resta ancora la modalità scelta dalla maggioranza delle coppie per interrompere il legame coniugale. In un anno, il 1998, in Italia le separazioni sono aumentate del 4,1% rispetto all’anno precedente (62.737 in totale), mentre i divorzi dello 0,5% (33.510). Divorzi ancora in aumento negli anni successivi: 37.573 nel 2000 (72.000 le separazioni) e i già citati 40.051 nel 2001. In pratica si registra una separazione ogni 4 matrimoni e un divorzio ogni 9. Le coppie maggiormente in crisi abitano al nord, soprattutto in Liguria (2,3 il tasso di separazione e 1,3 quello di divorzio ogni mille coppie). Mentre la famiglia è ancora molto solida al Sud, con record in Basilicata e Calabria. In Sicilia continuano a celebrarsi matrimoni. Nel 2000 il quoziente di nuzialità è stato del 5,6 per mille e i matrimoni 28.336, ma sono in crescita anche separazioni e divorzi: il tasso di separazione è di 0,9 ogni 1.000 abitanti e quello di divorzio di 0,4.
Del fenomeno abbiamo discusso con la psicologa e psicoterapeuta, Giuseppina Adamo.
La famiglia tradizionale in Italia è sempre più in crisi. Aumentano separazioni e divorzi. Perché?
“I motivi sono tanti - afferma la dottoressa -. Tuttavia penso che tra i fattori determinanti ci sia l’emancipazione economica e personale della donna e quindi il mutare della concezione del matrimonio, visto non più come “patto sociale”, in cui i due coniugi si impegnano a svolgere dei ruoli ben definiti e complementari, che garantiscono la soddisfazione dei bisogni primari dei membri della coppia e degli eventuali figli, come strumento per rispondere ai propri bisogni più profondi: di intimità, complicità, di scambio e sostegno emotivo. Nel momento in cui la soddisfazione di questi bisogni diventa primaria, nel rapporto matrimoniale il passaggio dalla fase dell’illusione a quello della delusione è inevitabile. A questo punto tutto dipende dalla capacità che ha la coppia di “accettare” i limiti reciproci, proiettandosi verso una crescita sia individuale che di coppia, che può consentire quello che è stato definito come il passaggio dall’innamoramento all’amore”.
C’è più leggerezza nei matrimoni o più consapevolezza nelle separazioni?
“Sono concetti relativi e inadeguati. Quella che può sembrare leggerezza è solo una scelta fatta in base all’esperienza dell’altro fatta nel periodo del fidanzamento, che è una realtà totalmente diversa dalla convivenza matrimoniale. Quando due persone si sposano dopo anni e anni di fidanzamento, certo non si può parlare di leggerezza, ma sicuramente non hanno potuto conoscere le parti di loro che entrano in scena nel momento in cui si istaura la convivenza matrimoniale. La stessa cosa possiamo dire a proposito di una presunta consapevolezza nelle separazioni. Consapevolezza di cosa? Nella maggior parte dei casi solo della delusione reciproca, della rabbia e della sofferenza, ma non certo delle cause profonde che hanno determinato la crisi”.
Si parla sempre più spesso di mediazione e di counseling familiare sia per ricomporre la crisi sia per rendere meno traumatiche le separazioni. In cosa consistono?
“Sono delle tecniche di intervento che possono permettere alla coppia di superare la crisi, facendola diventare un momento di consapevolezza sia delle problematiche irrisolte che ognuno dei due ha portato nel rapporto sia dell’insieme di aspettative infantili illusorie che sono state proiettate sul partner inevitabilmente idealizzato. In questo modo la crisi diventa una grossa opportunità di crescita sia a livello individuale che di coppia. Nel caso in cui non ci siano più le basi per ricostruire il rapporto di coppia, la mediazione familiare può aiutare i due coniugi sia a gestire nel modo migliore la loro genitorialità, qualora ci siano dei figli, sia a separarsi “bene”, cioè elaborando la sofferenza e utilizzando l’esperienza, come strumento di crescita personale”.
Tra la generazione dei 30/40enni la convivenza viene sempre più spesso preferita al matrimonio: paura di assumersi le proprie responsabilità o estrema maturità?
“Ma, direi, né l’una né l’altra. La convivenza viene preferita al matrimonio in genere dalla persone più libere da alcuni schemi sociali e dalle aspettative dalle proprie famiglie d’origine. Anche la convivenza esige l’assunzione di responsabilità, anche se non sono sancite legalmente. Molte coppie vivono la convivenza come una prova di compatibilità, sicuramente molto più valida rispetto al periodo di fidanzamento. Tuttavia con la convivenza ciò che si evita, in caso di separazione, sono solo i problemi legali, perché la sofferenza non cambia, in quanto, sposati o no, i rapporti di intimità sono quelli in cui l’essere umano mette in gioco la propria fragilità e il proprio sé più vero”.